Titoli in cantiere

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Parthenias – Collezione di poesia neolatina

  • Virginio CESARINI, Elegiae
    a cura di Massimo ScorsoneAlla corte di Maffeo Barberini (Urbano VIII), roccaforte classicista nel Seicento barocco, la versificazione in lingua latina continuò a rimanere la più lodata manifestazione dell’ingegno poetico; la musa elegiaca di Virginio Cesarini (1595 – 1624) ne fu l’espressione migliore e merita di essere oggi conosciuta indipendentemente dall’indebito accostamento ai temi della poesia leopardiana.
  • Girolamo ANGERIANO, Erotopaegnion – De miseria principum
    a cura di Flavio SantiMembro dell’Accademia pontaniana, di cui fu uno dei sodali prediletti dal Sannazzaro, Girolamo Angeriano (1470 – 1535) volse gran parte della sua ispirazione alla composizione di un canzoniere epigrammatico, l’Erotopaegnion, ove, accanto agli scherzi d’amore per Celia, si leggono anche egloghe ed elegie di sapore tibulliano. Il breve poemetto satirico, De miseria principum, testimonia invece la desolata amarezza provocata dal tramonto della felice età aragonese e dalle contemporanee sventure d’Italia.
  • Scipione CAPECE, De principiis rerum
    a cura di Paolo LupariaIl De principiis rerum è l’opera maggiore di Scipione Capece (1585ca. – 1551), successore del Pontano alla guida dell’Accademia ed esule volontario in seguito alle persecuzioni di cui fu fatto oggetto per l’audacia delle sue idee filosofiche ‘non sol aristotelico d’opinione ma seguace anco d’Alessandro’, lo dirà Torquato Tasso). L’opera, pubblicata nel 1546 dagli eredi di Aldo, è un poema sapienziale in esametri di severo impianto filosofico, e in quanto tale erede dei poemi ‘scientifici’ del Pontano oltre che del modello lucreziano, ma ricco di felici digressioni e notazioni descrittive e autobiografiche.

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Feronia – Collezione di poesia

  • Francesco Maria MOLZA, Rime
    a cura di Stefano BianchiFrancesco Maria Molza (1489 – 1544) è senza dubbio uno dei massimi esponenti della cultura letteraria italiana nella prima metà del secolo XVI; nella sua poliedrica attività di scrittore, sia volgare che latino, la produzione lirica ebbe un luogo centrale e privilegiato: la presente edizione, dopo i farraginosi assemblaggi dell’abate Serassi di due secoli orsono, offre per la prima volta in assoluto il testo criticamente accertato dell’intera produzione lirica volgare molziana (oltre a un appendice di rime dubbie o falsamente attribuite): oltre quattrocento componimenti, una trentina dei quali ancora inediti.
  • Fulvio TESTI, Poesie liriche
    a cura di Fulvio PeverePiù celebre per le disavventure politiche e per la fierezza patriottica del suo odio anti-spagnolo, il Testi (1593 – 1646) merita di essere nuovamente conosciuto per la sua produzione lirica, il più alto monumento della poetica del decoro, che intorno alla metà del secolo ebbe partita vinta sulle intemperanze della prima età barocca.

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Echo – Collezione di traduttori

  • Ippolito de’ MEDICI, Eneide II e IV
    a cura di Rossana SodanoEsercitazione svolta presumibilmente sotto l’egida del suo istitutore, Pierio Valeriano, la versione del giovane nipote di Leone X (dei due libri del poema virgiliano il secondo venne edito nella celebre raccolta del Dolce, l’Eneide tradotta da diversi; il quarto è inedito) spicca per nitore ed eleganza anche a confronto con quelle di letterati di lui più celebri. La riproposta offre anche l’occasione per illustrare le vicende occorse a un personaggio (1511 – 1535) la cui grandezza è oggi, quant’altre mai, misconosciuta.
  • Angelo MAZZA, I piaceri dell’immaginazione
    a cura di Francesca FediRicordato nelle storie letterarie ormai soprattutto per le polemiche che lo opposero a Vincenzo Monti, il frugoniano Angelo Mazza (1741 – 1817) impersonò ai suoi tempi l’aspirazione a un linguaggio poetico capace di rivestire di forme persuasive le verità della speculazione filosofica. Docente di greco all’Università parmense, si cimentò anche spesso nelle versioni dall’inglese, delle quali la giovanile (1764) versione del poemetto filosofico dell’Akenside rimane la prova più brillante.
  • Francesco Saverio DE ROGATI, Le odi di Anacreonte e di Saffo
    a cura di Domenico ChiodoLe traduzioni moderne ci hanno abituato a connettere i versi dei lirici greci antichi ai modi della poesia ermetica del secolo appena trascorso; più di qualunque altro fu invece il Settecento il secolo di Anacreonte. Non poco interessante è tornare allora a misurarsi con le strofette metastasiane del De Rogati (1745 – 1827) per conoscere in esse l’interpretazione ‘cantabile’ dell’originale antico.

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Alethes – Collezione di retorica

  • Carlo LENZONI, Difesa della lingua fiorentina e di Dante
    a cura di Mario PozziNata come intervento a favore del Gelli nella polemica scatenata dal Dolce, la Difesa venne ad ampliarsi in un più articolato trattato, concepito in tre libri ma rimasto incompiuto. Edito con rigoroso scrupolo da Cosimo Bartoli dopo la morte dell’autore e dell’erede delle sue carte, il Giambullari, lo scritto del Lenzoni (1501 – 1551) è, in particolare nel terzo libro dedicato all’abbozzo di una teoria della prosa, tra le opere più interessanti delle numerose abitualmente rubricate nell’ambito della ‘questione della lingua’.
  • Sperone SPERONI, Dialoghi
    a cura di Mario PozziAnnoverabile tra i massimi capolavori della prosa cinquecentesca, il volume dei Dialogi dello Speroni (1500 – 1588) è oggi noto soprattutto attraverso le riproposte di singoli dialoghi (celeberrimo quello delle lingue) o scelte comunque parziali. Se ne propone qui la prima edizione integrale moderna, secondo il testo dell’Aldina del 1542.

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Scrinium – Preziosità letterarie proposte da Giorgio Bárberi Squarotti

  • Ugolino MARTELLI – Alessandro PICCOLOMINI, Lezioni accademiche
    a cura di Franco TomasiTra le diverse attività promosse dall’Accademia patavina degli Infiammati, nel
    quadro di una piena rivendicazione della dignità della lingua volgare come
    strumento di conoscenza, le lezioni sulla poesia coeva hanno svolto un ruolo
    particolarmente significativo, spesso trascurato dalla critica. Ad esse infatti
    venne affidato da un lato il compito di ribadire la funzione conoscitiva del
    linguaggio poetico, dall’altro lato di sostenere con forza la piena
    legittimazione della poesia contemporanea di marca bembesca. La lezione di
    Ugolino Martelli sul sonetto proemiale di Bembo Piansi et cantai l’aspra guerra
    e quella di Alessandro Piccolomini sul sonetto Ora ten va superbo, or corre
    altero
    di Laodomia Forteguerri sono quindi testimonianze preziose delle
    pratiche ermeneutiche del testo lirico nel pieno Cinquecento. La lettura inedita di Ugolino Martelli
    sul sonetto di Bembo Verdeggi all’Apennin la fronte, e ’l petto tenuta presso
    l’Accademia Fiorentina nel 1545 completa il volume illustrando il
    tentativo del gruppo legato a Varchi di sostenere la linea filobembesca
    all’interno dell’istituzione accademica fiorentina.
  • Benedetto VARCHI, Lezioni accademiche
    a cura di Paolo ZajaBuona parte dell’attività critica di Benedetto Varchi si svolse nell’ambito di quella peculiare istituzione cinquecentesca che fu l’Accademia. In questo volume tale attività è colta al suo esordio, negli anni della partecipazione alla padovana Accademia degli Infiammati, dove Varchi ebbe un ruolo di primo piano come organizzatore e protagonista attivo delle sedute, con lezioni che spaziarono dall’Etica di Aristotele alla lirica in volgare. In particolare, si ripropongono all’attenzione degli studiosi alcune delle lezioni varchiane dedicate a testi di Petrarca e di poeti “moderni” (Bembo e Della Casa), solo in parte edite nel XVI secolo. Si tratta di documenti d’interesse per la storia del petrarchismo italiano e della critica letteraria, che nella seconda metà del secolo trovarono nel contesto accademico un’occasione di legittimazione anche teorica parzialmente innovativa rispetto ai tentativi primo-cinquecenteschi.

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