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Proposta
di correzioni e aggiunte al G.D.L.I. |
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Agassèo, tipo di cane di piccola taglia. Voce ignota al GDLI. Giovan Battista Basile, Aretusa (Mantova, 1619; ora in Idilli, Torino, Res, p. 125): "E 'l picciolo agasseo, d'acuto senso / Ne l'odorato, si scorgea fiutando / Cercar di prato in prato / Nel falso cervo il suo signor celato". (d.c.) Agòne, pesce simile alle sarde. Il GDLI definendolo "pesce di lago" ne riporta come prima attestazione un brano di Silvio Pellico. Antonio Ongaro, Alceo, a. III v. 438 (Venezia, 1582; ora in Favole, Torino, Res, p. 73): "Tu sai ch'io non potevo a gran fatica / Rubbar al mar i timidetti agoni, / Quando nel mar d'Amor rubbato io fui". (d.c.) Argentìneo, brillante, scintillante; di colore simile all'argento. Voce ignota al GDLI che registra soltanto l'aggettivo Argentino. Girolamo Vida, Filliria, a. V v. 27 (Padova, 1585; ora in Favole, Torino, Res, p. 226): "È come l'ape Amor picciol augello: / L'ape dilettan gli argentinei rivi / E 'l mormorio di fronde, Amor di pianto / E del suon de' sospir si mostra vago". (d.c.) Cespìglio, variante di Cespuglio ignota al GDLI. Gabriele Zinani, Rime (Reggio Emilia, 1591; ora in Idilli, Torino, Res, p. 3): "Entro un vago cespiglio, / Cui davano ombre, e odori / E mirti e rose, e verdi frondi e fiori, / Giacea la bella Ismelle". (d.c.) Cirno, tipo di cane còrso, grosso e feroce, di pelo nero. Voce ignota al GDLI. Giovan Battista Basile, Aretusa (Mantova, 1619; ora in Idilli, Torino, Res, p. 125): "[ ] quinci 'l britanno / Da le terga dipinto, e quindi 'l cirno, / D'ampia mascella [ ]". Il GDLI riporta però Cirneo, ma esclusivamente come voce dotta usata nella poesia tardo settecentesca a designare Napoleone Bonaparte; Kyrnos è infatti in lingua greca la Corsica, mentre Kyrnios l'aggettivo che ne deriva. (d.c.) Conflare,
sciogliere, fondere, gettare metalli. Il GDLI riporta la voce senza
fornire attestazioni, mentre in senso traslato ("Far sorgere, suscitare")
cita come prima attestazione un passo di Carducci. Sperone Speroni,
Discorso in lode della stampa (in Opere, Venezia, Occhi, 1740;
ora cfr. qui pp. 9-10): "È dunque il libro stampato imagine
in carta di quelle lettere che si scolpiscono, o ver si fondono, o si
conflanno per così dire nel piombo". (d.c.) |