Proposta di correzioni e aggiunte al G.D.L.I.

asteismo, voce ignota al GDLI. Arguzia. Matteo Peregrini, Delle Acutezze (Genova, 1639; ora Torino, Res, p. 87): Quando questo artificio non abbia compagnia di noema o d'altra figura mediante la quale abbia alcun diritto di verità, sarà puro scherzo, e potrebbe dirsi una specie d'asteismo o carientismo. Prestito dotto dal greco asteismòs. [r.s.]

carientismo, voce ignota al GDLI. Facezia, scherzo. Matteo Peregrini, Delle Acutezze (Genova, 1639; ora Torino, Res, p. 87): Quando questo artificio non abbia compagnia di noema o d'altra figura mediante la quale abbia alcun diritto di verità, sarà puro scherzo, e potrebbe dirsi una specie d'asteismo o carientismo. Prestito dotto dal greco charientismòs. [r.s.]

grìcolo, voce ignota al GDLI. Strumento usato dai pittori antichi. Paolo Veraldo, Mascarate e capricci dilettevoli (Venezia, 1620; ora cfr. qui p. 27): Vi stupirete veder lavorare Senza gricolo, e senza cavaletto. Dal contesto sembrerebbe potersi evincere che si tratti di un attrezzo simile al cavalletto, una sorta di trespolo per sostenere le tele o le tavole che si dipingono, supponendo una derivazione comune a quella di 'gruccia', dal lat. crucea. Altra possibile ipotesi è che per ragioni metriche sia stata soppressa una vocale; tuttavia non sono attestati né `giricolo', né `gericolo', e dunque tale spiegazione non sembra condurre a nulla di positivo. [d.c.]

neglittòso, variante di neghittoso ignota al GDLI. Girolamo Fontanella, Nove Cieli (Napoli, 1640, p. 194): Va le sue reti con ferrata spola Tessendo Aminta; e neglittoso e tardo Risarcisce le nasse il vecchio Iola. Il GDLI segnala invece un'attestazione, comunque più tarda, di neglettoso in Sebastiano Foscarini (Relazioni degli Stati europei lette al Senato dagli ambasciatori veneti ). [r.s.]

screpìo, scricchiolìo. Matteo Peregrini, Delle Acutezze (Genova, 1639; ora Torino, Res, p. 77): Ovidio, stando di notte tempo all'uscio della sua donna, tentando indarno d'esser amesso, inteso uno screpìo della porta, credutosi che allora gli fosse aperta, s'accorse dapoi ch'era stato effetto del vento. Il GDLI riporta insieme al precedente esempio un altro di Giovanni Villani («Racconteremo d'uno screpio e scellerato peccato e tradimento commesso per le rede e congiunti del re Roberto tra .lloro»), rubricando entrambe le attestazioni sotto la voce Scrèpio e con la definizione di “Rumore, strepito”. L'esempio del Villani è assai dubbio, tanto che si è proposto di emendare il testo in screzio, ipotizzando lo scambio dell'originale t con un p, emendamento senz'altro convincente; quand'anche di scrèpio, e dunque di `strepito', si trattasse per il Villani, nel testo del Peregrini è significato uno `scricchiolìo' dei cardini, e non certamente un fragoroso `rumore', come anche facilmente si evince dal confronto con il testo ovidiano citato. Dal latino crepo. [d.c.]