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	<TEI.2>
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				<titleStmt>
					<title>In morte del Signor Torquato Tasso</title>
					<author>A. Bruni</author>
					<respStmt>
						<resp>Curatore</resp>
						<name>Domenico Chiodo</name>
					</respStmt>
				</titleStmt>
				<publicationStmt>
					<publisher>Edizioni Res</publisher>
					<pubPlace>Internet</pubPlace>
					<date>I semestre 2005</date>
				</publicationStmt>
				<seriesStmt>
					<title>Lo Stracciafoglio</title>
					<respStmt>
						<resp>Redazione</resp>
						<name>Andrea Donnini</name>						
						<name>Domenico Chiodo</name>
						<name>Roberto Gigliucci</name>
						<name>Paolo Luparia</name>
						<name>Massimo Scorsone</name>
						<name>Rossana Sodano</name>
					</respStmt>
				</seriesStmt>
				<noteStmt>
					<note type="genere">Rassegna semestrale di italianistica</note>
					<note type="numero">Nuova Serie - Anno I n. 1</note>
					<note type="frammento">pp. 233-238</note>
									</noteStmt>
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					<bibl>
						<title>Le Veneri. Poesie del Bruni</title>
						<author>A. Bruni</author>		
						<editor>Giacomo Mascardi</editor>				
						<pubPlace>Roma</pubPlace>						
						<date>1633</date>
					</bibl>
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			</fileDesc>
		</teiHeader>
		<text>
			<front>
				<div type="introduzione">
				   <div1  type="intro">
					<head type="intro">Introduzione
					</head>
					<p type="intro1">
     Il volume in cui ho raccolto i componimenti in morte di Torquato Tasso o dedicati al suo sepolcro, “onorato sasso”<ref target="1">1</ref>, ha avuto gestazione assai lunga e genesi casuale, come col&#x00e0; ho illustrato, ma soprattutto ha vissuto una lunga attesa per la stampa dopo la consegna del dattiloscritto alla Commissione per l’Edizione Nazionale delle opere del Tasso. In quei due anni e pi&#x00f9; non sarebbe stato difficile aggiungere e integrare nuovi testi, ma dal momento che principale attivit&#x00e0; del destino &#x00e8; farsi beffa dei progetti umani, la presente canzone mi &#x00e8; capitata tra le mani proprio mentre<hi rend="corsivo"> L’«onorato sasso»</hi> era ormai definitivamente ‘sotto i torchi’ dello stampatore, se cos&#x00ec; ancora si pu&#x00f2; dire, nel momento in cui, insomma, <hi rend="corsivo">  rien ne va plus</hi>. 
</p>
					<p type="intro2">
La mancanza non sarebbe poi cos&#x00ec; grave dal momento che la raccolta edita non ha pretese di esaustivit&#x00e0;, come &#x00e8; stato eplicitamente dichiarato nella nota al testo (p. 179); tuttavia la circostanza del ritrovamento &#x00e8; resa per me imbarazzante dal fatto che il volume da cui la canzone &#x00e8; tratta, ovvero<hi rend="corsivo">  Le Veneri </hi>del Bruni<ref target="2">2</ref>, &#x00e8; presente nella collezione dei rari del dipartimento torinese ed &#x00e8; stato da me spesse volte maneggiato (tra l’altro la lettera prefatoria al Casoni &#x00e8; stata qui edita nel precedente numero), per cui non riesco proprio a spiegarmi come tale componimento mi sia potuto sfuggire. Insomma la beffa &#x00e8; doppia e la dimenticanza colpevole e non ho trovato miglior mezzo per fare ammenda che rendere noto il mio fallo pubblicando qui la necessaria integrazione alla raccolta, che conferma una volta di pi&#x00f9; la devozione del Bruni alla memoria del Tasso. Infatti la presente canzone non &#x00e8; l’unico componimento che il poeta manduriano compose ‘in morte del Tasso’: anzi, in ciascuna delle sue sillogi liriche &#x00e8; inserito un testo dedicato a tale argomento. Nella giovanile<hi rend="corsivo">  Selva di Parnaso</hi> del 1615, nella sezione delle <hi rend="corsivo"> Essequie</hi> a p. 147, pubblic&#x00f2; un sonetto di buona fattura (cfr. <hi rend="corsivo"> L’«onorato sasso»</hi>, pp. 95-96) che si inseriva in una serie inaugurata da Angelo Grillo e proseguita dal Marino: l’invenzione era quella di redigere il componimento come un messaggio indirizzato a un amico in visita al sepolcro del Tasso e il Bruni nell’occasione rivaleggi&#x00f2; con successo con i due pi&#x00f9; illustri predecessori. Nella raccolta edita nel 1630, <hi rend="corsivo"> Le tre Grazie</hi>, i sonetti dedicati all’argomento sono due (cfr. <hi rend="corsivo">  L’«onorato sasso»</hi>, pp. 126-28), dei quali il pi&#x00f9; interessante &#x00e8; il secondo, indirizzato a Marcantonio Foppa, noto editore di dispersi tassiani, in cui &#x00e8; rovesciata la situazione sopra descritta: questa volta &#x00e8; il poeta a visitare la tomba e a riferire al Foppa delle “calde lagrime” sparse, in luogo dei “fiori”, per onorare “chi vinse il rimator dirceo”. 
</p>
					<p type="intro3">
     Nelle <hi rend="corsivo"> Vener</hi>i il Bruni si &#x00e8; cimentato invece nel pi&#x00f9; ampio spazio della canzone, passando dall’accorato omaggio a un pi&#x00f9; argomentato testo d’encomio, che riprende molti dei temi topici della tradizione ‘in morte’ documentata nella raccolta antologica gi&#x00e0; pi&#x00f9; volte citata. Cos&#x00ec; l’argomento dell’insufficienza del sepolcro apprestato al Tasso (terza strofa), cos&#x00ec; come l’altrettanto tradizionale commento al riguardo: non esservi nessun monumento funebre “Pari al trofeo de’ carmi” (quarta strofa); altrettanto topico il richiamo al mito orfico del “tracio teschio” che continua a emettere voci armoniose pur a capo mozzo (sesta strofa). Alle strofe settima e ottava, e anche questo &#x00e8; fatto consueto nei componimenti in morte del Tasso, si ha una sorta di riesame della carriera artistica del poeta, la cui eccellenza viene riconosciuta sia nel genere lirico sia in quello pastorale (“lira” e “sampogna”), nonch&#x00e9; nell’epico “plettro” e anche in quello tragico, con un accenno al<hi rend="corsivo">  Re Torrismondo </hi>che &#x00e8; meno abituale dei precedenti richiami. Il fatto pi&#x00f9; interessante &#x00e8; per&#x00f2; il successivo encomio del Tasso trattatista, alla cui tomba “la Prosa” &#x00e8; costretta a constatare la scomparsa della facondia in lingua “tosca” e con essa della “Latina tromba ed eloquenza argiva”. Torna invece a essere pi&#x00f9; tradizionale il finale ove l’elaborato epitaffio composto nella decima strofa viene dichiarato inopportuno, dal momento che nella retorica funeraria &#x00e8; “pi&#x00f9; facondo Un silenzio profondo”, e si chiede di conseguenza di sostituirlo con il semplicissimo “Qui giace il Tasso”, <hi rend="corsivo">  explicit </hi>che riprende l’<hi rend="corsivo"> incipi</hi>t del primo dei quattro sonetti che nella <hi rend="corsivo"> Lira</hi> il Marino dedic&#x00f2; alla morte del Tasso (“Qui giace il Tasso, o peregrin, quel Tasso”), gi&#x00e0; in precedenza riutilizzato da Nicol&#x00f2; degli Oddi nell’<hi rend="corsivo"> incipit</hi> del sonetto da lui dedicato <hi rend="corsivo"> Al sepolcro del Tasso </hi> (“Qui giace il Tasso, e spira e parla e detta”). 
</p>
					<p type="intro4">
     A fronte di tante ripetizioni, riprese di temi, citazioni, che fanno di questa canzone un testo segnato da una certa stanchezza compositiva (e in generale il discorso vale un po’ per tutta quanta la sua ultima raccolta), &#x00e8; nella parte iniziale del componimento che il Bruni si esprime con pi&#x00f9; personale autonomia: bench&#x00e9; manduriano e accademico Ozioso, si oppone infatti a quel processo di accaparramento della memoria del Tasso che gli autori meridionali, dallo Stigliani, al Maia Materdona, al Manso tentarono di operare proprio nel corso di quegli anni. La devozione al poeta era evidentemente superiore allo spirito patriottico di parte e, giustamente, il Bruni non volle prestarsi a quella rivendicazione di napoletanit&#x00e0; che poteva suonare come una limitazione, richiamando nella duplice patria, bergamasca e napoletana (Brembo e Sebeto, “L’un l’origin gli di&#x00e8;, l’altro il natale”), il carattere di universalit&#x00e0; della fama e degli onori dovuti al “gran Cigno” defunto. 
     </p>

                   </div1>
				</div>
			</front>
			<body>
				<div type="testo">
				   <div1>
					<head type="originale">Canzone</head>
				
				    <lg type="introtesto">	
					<l>In morte del Signor Torquato Tasso.</l>
<l>Invita le Ninfe del Sebeto e del Brembo a celebrargli l’essequie</l>
                         </lg>
					
						<lg type="testo">
						
<l type="indent">Non bramo Euterpe e Clio</l>
<l>Che m’ispirino al plettro aure serene,</l>
<l>Non ambisco Ippocrene</l>
<l>Che di gloria e di fama, in vece d’onde,</l>
<l>Riversi al canto mio</l>
<l>Illustre e chiaro nembo:</l>
<l>Siami Ippocrene il bel Sebeto e ’l Brembo;</l>
<l>Le lor Ninfe mi siano in queste sponde</l>
<l>Armoniose Dee, Muse faconde.</l>
</lg>

<lg type="testo">
<l type="indent">A voi mi volgo, a voi,</l>
<l>O di fiumi s&#x00ec; chiari e s&#x00ec; felici</l>
<l>Anime abitatrici.</l>
<l>Il gran Torquato &#x00e8; morto, ei ch’immortale</l>
<l>Rese il fior degli Eroi.</l>
<l>Spargan dunque i due fiumi</l>
<l>Pianto, non acqua pi&#x00f9; tra sterpi e dumi;</l>
<l>Piangano in lui quel ch’&#x00e8; terreno e frale:</l>
<l>L’un l’origin gli di&#x00e8;, l’altro il natale.</l>
</lg>

<lg type="testo">
<l type="indent">Il gran Tasso cadeo,</l>
<l>Ch’erse l’onor de’ carmi e de la tromba,</l>
<l>N&#x00e9; vanta onor di tomba?</l>
<l>Ei, ch’in virt&#x00f9; de la canora cetra,</l>
<l>Novo cigno dirceo<ref target="3">3</ref>,</l>
<l>Sven&#x00f2; di marmi i monti</l>
<l>Da’ sacri gioghi, e da’ pierii fonti,</l>
<l>Dunque dal Ciel pietoso or non impetra</l>
<l>Al suo povero avel povera pietra?</l>
</lg>

<lg type="testo">
<l type="indent">Bench&#x00e9; non fian giammai</l>
<l>O corintiaci sassi<ref target="4">4</ref> o parii marmi</l>
<l>Pari al trofeo de’ carmi.</l>
<l>Luminoso rubino e fiammeggiante</l>
<l>Di fosco inchiostro a’ rai</l>
<l>Cede le glorie prime:</l>
<l>Vince i fasti di Memfi<ref target="5">5</ref> opra di rime,</l>
<l>Stabili i Mausolei penna volante,</l>
<l>Un volubil pensier saldo diamante.</l>
</lg>

<lg type="testo">
<l type="indent">Opra &#x00e8; di voi ben degna</l>
<l>Quinci ch’abbia il sepolcro alma s&#x00ec; chiara</l>
<l>Di materia pi&#x00f9; rara.</l>
<l>Concavo tronco di canuto alloro,</l>
<l>Di Pindo eterna insegna,</l>
<l>Dia l’urna ove s’accoglia</l>
<l>De lo spirto febeo l’illustre spoglia;</l>
<l>E ’n quest’urna ritragga acheo lavoro</l>
<l>De le vergini sacre il sacro coro.</l>
  </lg>
  
 <lg type="testo">     
<l type="indent">Quivi, bench&#x00e9; sepolto,</l>
<l>Perch&#x00e9; il bagna di Pindo il nembo istesso,</l>
<l>Balsamo di Permesso<ref target="6">6</ref>,</l>
<l>Sciolga flebili s&#x00ec;, ma dolci accenti,</l>
<l>Di nero manto avvolto.</l>
<l>Che pur ne l’Ebro<ref target="7">7</ref> immerso,</l>
<l>Non ne’ flutti di Lete unqua sommerso,</l>
<l>Fe’ talor tracio teschio a’ suoi concenti</l>
<l>Canoro il lido, armoniosi i venti.</l>
</lg>

<lg type="testo">                
<l type="indent">Su la tomba dipinta</l>
<l>Giaccia ai sospiri, agli ululati intesa</l>
<l>La lira egra e sospesa.</l>
<l>Altri stemprata in su ’l sepolcro appenda</l>
<l>La sampogna d’Aminta.</l>
<l>Quinci dimesso cada</l>
<l>Del Tasso il plettro, e del Buglion la spada.</l>
<l>Quivi il regio coturno altri sospenda,</l>
<l>Cui copra, opra funebre, oscura benda.</l>
 </lg>
 
<lg type="testo">                         
<l type="indent">Dal pi&#x00e8; svella i talari,</l>
<l>Coprendo i fregi suoi d’ombra profonda,</l>
<l>La Deit&#x00e0; faconda<ref target="8">8</ref>.</l>
<l>Con lor, morto il gran Cigno, ivi descriva</l>
<l>Mesto i suoi casi amari.</l>
<l>L’accompagni la Prosa,</l>
<l>Sciolta il crin, franta il sen, l’alma dogliosa,</l>
<l>Con la tosca pi&#x00f9;, seco or pi&#x00f9; non viva</l>
<l>Latina tromba ed eloquenza argiva.</l>
</lg>

<lg type="testo">                                  
<l type="indent">Talor quivi spargete,</l>
<l>O spunti l’alba, o pur tramonti il sole,</l>
<l>Amaranti e viole.</l>
<l>E, se di gloria il sol giunto a l’occaso</l>
<l>Di lacrime aspergete,</l>
<l>Poich&#x00e9; al cadaver sacro</l>
<l>Del sol, che more in mare, &#x00e8; ’l mar lavacro,</l>
<l>Del fonte d’acqua in vece in sul Parnaso</l>
<l>Apra mari di lacrime il Pegaso<ref target="9">9</ref>.</l>
</lg>

<lg type="testo">
<l type="indent">De la Fama la penna</l>
<l>Indi in pura facondia,</l>
<l>in nobil rima Al peregrin v’esprima:</l>
<l>Questi, ch’err&#x00f2; col pi&#x00e8;, non con l’ingegno,</l>
<l>Dal Po corse a la Senna;</l>
<l>Fu primier tra’ pi&#x00f9; saggi,</l>
<l>Di Fortuna soffr&#x00ec; crudi gli oltraggi,</l>
<l>Dolce il rigor di Prence, e pio lo sdegno;</l>
<l>E varc&#x00f2; de la gloria oltre ogni segno.</l>
</lg>

<lg type="testo">       
<l type="indent">Bench&#x00e9;, se dritto io miro,</l>
<l>Per lingua del sepolcro &#x00e8; pi&#x00f9; facondo</l>
<l>Un silenzio profondo.</l>
<l>L&#x00e0;, se vosco talor l’anima e ’l passo</l>
<l>Con riverenza io giro,</l>
<l>De la tomba ne’ fregi </l>
<l>Ammiro ancor del gran cantore i pregi; </l>
<l>E fia ’l pregio maggior se afflitto e lasso</l>
<l>Quivi legger&#x00f2; sol: Qui giace il Tasso.</l>
							</lg>
				   </div1>
				</div>
			</body>
			<back>
				<div type="note">
				   <div1>
					<head type="note"><hi rend="grassetto">NOTE</hi></head>
					<note n="1">
						<hi rend="grassetto">1.</hi> 
						Cfr. <hi rend="corsivo">  L’onorato sasso. Un secolo di versi in morte di Torquato Tasso. Raccolti e annotati da Domenico Chiodo </hi>, Comm. Ediz. Naz.le per le opere del Tasso, Alessandria, Ed. dell’Orso, 2003. 
						</note>
						
					<note n="2">
						<hi rend="grassetto">2.</hi> 
						L’opera &#x00e8; stampata “In Roma, Appresso Giacomo Mascardi, MDCXXXIII”, secondo quanto recita il colophon, mentre il frontespizio molto semplicemente riporta soltanto <hi rend="corsivo">  Le Veneri. Poesie </hi>. Il volume supera le cinquecento pagine complessive ed &#x00e8; diviso in tre parti: la <hi rend="corsivo"> Venere terrena </hi>, <hi rend="corsivo"> la Venere celeste </hi> e <hi rend="corsivo"> Il Pomo d’oro. Proposte e Risposte </hi>, che raccoglie una copiosa messe di rimeria di corrispondenza. La canzone qui riprodotta &#x00e8; stampata alle pp. 233-238.
</note>

					<note n="3">
						<hi rend="grassetto">3.</hi> 
						“Cigno dirceo”, ovvero tebano, fu Anfione, che mosse col canto le pietre, edificando in tal modo le mura di Tebe.            
</note>

					<note n="4">
						<hi rend="grassetto">4.</hi> 
						Il metallo corinzio, adoperato per statue e vasi e celebre nell’antichit&#x00e0;, era una mistura di rame e oro. 
</note>

					<note n="5">
						<hi rend="grassetto">5.</hi> 
						I colossali monumenti egizi, <hi rend="corsivo"> in primis</hi> ovviamente le Piramidi. 
</note>

					<note n="6">
						<hi rend="grassetto">6.</hi>
					Si d&#x00e0; qui un caso, purtroppo assai frequente negli scrittori barocchi, di uso ipertrofico dell’antonomasia, ulteriormente complicato dalla sovrapposizione tra il monte Pindo in Tessaglia, sacro ad Apollo, e il fiume Permesso, che nasce invece in Beozia dal monte Elicona, sacro alla Muse. 	
</note>

					<note n="7">
						<hi rend="grassetto">7.</hi>
						Non si tratta ovviamente del fiume iberico, ma di quello tracio omonimo.
</note>

					<note n="8">
						<hi rend="grassetto">8.</hi>
						Mercurio, simbolo dell’eloquenza. 
</note>

<note n="9">
						<hi rend="grassetto">9.</hi>
						Elaborata e troppo ingegnosa costruzione metaforica: essendo Tasso un sole della poesia, occorre un mare a purificarne il cadavere cos&#x00ec; come il mare &#x00e8; “lavacro” del sole al tramonto; a sostituire alla bisogna il fonte Ippocrene, aperto sul Parnaso dal colpo dello zoccolo del cavallo Pegaso, occorre che questi “apra mari di lacrime” sul Gianicolo. 


</note>
                  </div1>
				</div>
			</back>
		</text>
	</TEI.2>
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