Filologi, ai rostri!

 

Per il ritorno di Luce: "...mentre che vegnan lieti li occhi belli..."
(Interpretazione di Petronio, La cena di Trimalcione)



Satyricon XXXI, finale

... pantomimi chorum, non patris familiae triclinium crederes ...

allata est tamen gustatio valde lauta; nam iam omnes discubuerant praeter ipsum Trimalchionem, cui locus novo more primus servabatur. ceterum in promulsidari asellus erat Corinthius cum bisaccio positus, qui habebat olivas in altera parte albas, in altera nigras. tegebant asellum duae lances, in quarum marginibus nomen Trimalchionis inscriptum erat et argenti pondus. ponticuli etiam ferruminati sustinebant glires melle ac papavere sparsos. fuerunt et tomacula supra craticulam argenteam ferventia posita, et infra craticulam Syriaca pruna cum granis Punici mali.

... Un balletto di pantomima, non il triclinio del padrone di una casa come si deve, avresti potuto crederlo ...

Fu con tutto ciò portato un primo assaggio più che lauto; ormai già tutti avevano finito per sdraiarsi; mancava solo lui, il Trimalcione; al quale - con modi mai visti - si riservava inviolato il posto più alto. Tra l'altro, al centro degli antipasti stuzzicanti stava in bella mostra il bronzetto di un asinello corinzio bardato di bisaccia, con olive bianche su di un fianco, e nere sull'altro. Facevano da tettuccio al somarello due vassoi; i quali mostravano inciso sul bordo il nome di Trimalcione, nonché il pondo dell'argento messo in opera. Poi c'erano anche dei ponticelli saldati con sopra ghiri cosparsi di miele e papavero. E polpette furono su una graticola d'argento poste a grillare sfavillanti ... - e sotto la graticola? - sotto la graticola ... [le braci:] prugne damascene nere, con chicchi rosso fuoco di melagrana!

 

NOTA

Il cuoco di casa, nel progettare i piatti di portata per una cena degna in tutto del suo padrone, compone insieme leccornìe piccanti e fantasie - finzioni! - strabilianti anche solo a vedersi: figura la brace (pruna, s.f.) con prugne (pruna, pl. n.) di Damasco (cioè nere) come minuzzole di carbonella; su cui sparge come cinigia granini fiammeggianti di melagrana ... e i carboni sono accesi di faville, e il fuoco si apprende e sprigiona dalle ceneri, facendoci sentire le polpette sfrigolanti ... Petronio opera giochi di prestigio con alcune cose-parole essenziali: glires melle ac papavere sparsos, craticulam argenteam, tomacula super craticulam ferventia posita, et infra ..., Syriaca pruna cum granis Punici mali ... (anche Montale in Notizie dall'Amiata ha le sue parole essenziali: arnie, miele, focolare, carbone, asini neri, cenere, porcospini ... tra tante, troppe altre ...).

Possibile che nessuno studioso classico o moderno, italiano o europeo, abbia colto il gioco sottile di Petronio partendo dal termine pruna = prugne e, per metafora, brace, ceneri e faville? Il primo, o l'ultimo dei miei venticinque lettori, lo prego, verifichi - io non ho più tempo - e risponda: voglio dire accerti se già qualche filologo avesse visto chiaro. Per me, si deve interpretare come ho tradotto (senza riuscire a essere essenziale quanto lo è l'originale latino).

E non mi si dica che sono troppo sofistico. Fantastico appare Petronio. O non ci eravamo accorti che lo fosse - lo è - fino a tal punto?

 

RICCARDO MASSANO

 

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