Lettera
al cardinal Alessandro Farnese
Introduzione
L'atto
conclusivo della vita di Anton Francesco Raineri, il suicidio indotto da un
ignoto "oltraggio" subito, è stato fatto oggetto delle indagini di
Benedetto Croce prima e di Guglielmo Gorni poi1, senza che in alcun
modo si potesse venire a capo dell'enigma relativo all'evento che lo provocò e
senza che riuscisse possibile determinare con sufficiente sicurezza la data
della morte. Il Croce la congetturò avvenuta nel 1560 in quanto data mezzana
tra il 1555, cui risaliva l'ultima notizia del poeta vivente da lui reperita
(data di pubblicazione di suoi encomiastici Carmina) e il 1564, data
della morte di Giovan Girolamo de' Rossi, in un sonetto del quale si tratta del
suicidio del Raineri. Con ancor migliore approssimazione Gorni ridusse
ulteriormente la `forbice' tra tali due date, reperendo un opuscolo Sovr'a
l'innondazione del Tevere, occorsa alli 15 di settembre l'anno MDLVII
(stampato a Roma dal Blado e contenente un sonetto del Raineri) e allegando una
lettera del Varchi a Giovan Girolamo de' Rossi datata al 10 marzo 1561 in cui
si loda il "pietoso uffizio" di provvedere alla stampa dei
componimenti del Raineri (stampa che, peraltro, non ebbe luogo). Un'indagine
condotta tra le carte farnesiane dell'Archivio di Stato parmense2 ha
consentito di approssimarsi maggiormente alla data dell'evento, confermando la
fortunata intuizione del Croce, che pure era fondata su una sorta di azzardo
statistico.
La busta
14 dell'epistolario scelto delle carte di "Casa e Corte Farnese"
conserva un manipolo di lettere di Anton Francesco per lo più di servizio
indirizzate a Pier Luigi Farnese, ma anche una di supplica al figlio di questi,
cardinale Alessandro, per ottenere "lettere di favore, per alcune mie cause
in Roma; et spetialmente per la reintegratione della prevostura di Giaroli,
della quale hebbi gratia son già xx anni dalla S[an]ta mem[oria] di vostro Avo
et hora ne son stato spogliato violentemente da' Francesi, a suggestione
d'alcuni adversarii miei". La lettera, "di Pavia", data
"Alli XXV di gennaro 1559". Il documento che qui si pubblica,
proveniente dallo stesso plico ma di pugno del fratello del poeta, Girolamo,
data invece "alli IX di ottobre 1560" e ricorda la morte di Anton
Francesco, trattandone come di un evento trascorso almeno da qualche mese, dal
momento che la richiesta di subentrare nei "benefitij" da lui
lasciati vacanti viene qui ribadita rammentando come tale grazia fosse già
stata concessa "a viva voce", e il tono della supplica pare quello di
chi, mosso dalla disperazione e pressato dal bisogno, solo dopo lunga
esitazione si risolve a nuovamente importunare il "Patrone
osservandissimo". Parrebbe dunque legittimo congetturare che il suicidio
del Raineri debba datare ai primi mesi del 1560 o, al più, agli ultimi
dell'anno precedente e la causa dovrà essere connessa con le disgrazie
presumibilmente occorse al poeta in quella corte pontificia, ove già era stato
introdotto ai tempi di Paolo III Farnese e ove era divenuto personaggio
autorevole durante il pontificato di Giulio III Del Monte3. La morte
di questi, il 23 marzo del 1555, fu molto probabilmente rovinosa per le sue
sorti e l'ascesa di Paolo IV Carafa dovette rendere molto più difficile la sua
situazione a corte, benché certamente egli continuasse a risiedervi anche negli
anni seguenti, contrariamente ad altri personaggi legati a Giulio III che
abbandonarono l'Urbe dopo la nomina a pontefice del Carafa. La lettera prima
citata testimonia delle sue difficoltà, le complesse e travagliate "cause
in Roma", durante il pontificato del Carafa, ma il suicidio parrebbe, come
si è detto, avvenuto dopo la morte di questi nell'agosto del 1559. È tuttavia
impossibile allo stato attuale delle conoscenze stabilire se esso sia avvenuto
nei mesi della lunga vacanza della cattedra pontificia o dopo l'elezione di Pio
IV Medici il 24 dicembre del 1559. È cioè impossibile avanzare ipotesi relative
all'"oltraggio" da lui subito, benché non sia del tutto immotivato il
sospetto che esso possa essere in qualche modo legato a un'ennesima delusione
seguita alle speranze riposte nel nuovo papa, milanese come lui e dunque
potenzialmente favorevole4.
Al di là
delle notizie che fornisce sulla morte di Anton Francesco, il documento che qui
si pubblica consente anche di spendere qualche parola sul fratello di lui,
Girolamo, autore dell'Esposizione ai Cento sonetti, cioè di quel
commento ai medesimi che è parte integrante del volume di rime del Raineri e
che inaugura nel 1554 la pratica del commento e dell'auto-commento che avrà
larga fortuna nella seconda metà del secolo. Per Gorni l'esegesi di Girolamo è
da intendersi composta "quasi per procura dell'autore" che è
"sempre vigile" dietro di lui; mentre Simone Albonico intende la
partecipazione all'impresa editoriale del fratello come quella di un vero e
proprio prestanome, tanto che nel commento al sonetto XXXIX presume che si lasci "sorprendere la voce
dell'autore" nel riferire dell'"accidente strano et ingiusto che
m'avenne a Casale"; e addirittura Claudio Vela ne mette in dubbio
l'esistenza stessa definendolo un "portavoce, forse fittizio"5.
In verità quando scrive in prima persona, e quindi quando menziona, oltre
all'"accidente" occorsogli a Casale Monferrato, anche progetti
letterari (un volume di "istorie" cui accenna l'esposizione al
sonetto XXXVI), Girolamo parla
effettivamente di sé e l'Esposizione, composta senza certamente
raggiungere la squisita eleganza dei versi di Anton Francesco, è da considerare
senz'altro opera di sua responsabilità, benché condotta ovviamente sotto la
sorveglianza del fratello maggiore. Certo è che questi tentò di favorirne gli
sforzi a percorrere la carriera di segretario di lettere, come testimonia il
Guidiccioni in una lettera del 12 gennaio 1540 ringraziando del "dono che
mi fate di vostro fratello", ma vedendosi costretto a respingerlo per
l'impossibilità di provvedere al suo stipendio6. È ben nota la
gretta parsimonia farnesiana, tanto più invisa ai letterati loro familiari se
rapportata alla magnificenza del mecenatismo mediceo dei decenni precedenti: né
Anton Francesco, né suo fratello Girolamo ricavarono solide rendite dal
servizio prestato a Casa Farnese; e nemmeno è dato sapere se la presente
lettera di supplica abbia avuto accoglienza, a meno di supporre che la notizia
reperita da Gorni "di un Antonfrancesco Rainerio tassato nel 1563 per la
"canonica de santo Ioanne Evangelista" in Pontirolo"7
possa riferirsi a un nipote del poeta e che quello fosse uno dei benefici
vacanti di cui Girolamo chiede la concessione.
ROSSANA SODANO
Lettera
al cardinal Alessandro Farnese
di Girolamo Raineri
Ill.mo et R.mo Mons. [...] s. et Patrone Osserv.mo
Non
havendo ancora potuto havere da i ministri di V.S. Ill.ma et R.ma l'espeditione
de i consensi sopra la impetratione de i benefitij vacati per la infelice morte
de mio fratello, de quali in Parma quella a viva voce mi fece grazia, ritorno a
supplicarla voglia ordinare che una volta mi siano ispediti, che non havendo potuto
soccorrere alla disgrazia de mio fratello et casa nostra, non comporti vedere
la totale miseria et desperatione mia; et si degni non dare orrecchia a persone
che le essortassero o la supplicassero del contrario: perché tali persone la
supplicariano de atto de impietà. Né altro occorrendomi mi getto nella buona
grazia di V.S. Ill.ma et R.ma quale N. S.or Dio feliciti come desidera et
humilmente le bascio le mani. Di Milano. Alli ix di ottobre 1560.
Di V.S. Ill.ma et R.ma
NOTE
1. cfr.
B. CROCE, Anton Francesco
Raineri, in Poeti e scrittori del pieno e del tardo Rinascimento, Bari,
Laterza, 1945, pp. 367-389; e G. GORNI,
Un'ecatombe di rime. I "Cento sonetti" di Antonfrancesco Rainerio,
in "Versants", 15 (1989), pp. 135-152.
2. Tali
ricerche non sono state condotte da me personalmente ma da Andrea Donnini
cui vanno tutti i miei ringraziamenti.
3. Rimando
a suffragio di tali affermazioni alla Nota biografica da me redatta
nel volume dei Cento sonetti, ormai di imminente pubblicazione, ovviamente
presso la Res.
4. Pio
IV nominò Segretario di Stato Carlo Borromeo e, ad esempio, si avvalse dei
servigi, innalzandolo anche alla porpora cardinalizia, di Carlo Visconti,
che fu il committente e dedicatario delle Pompe del Raineri e suo corrispondente
in versi.
5. Cfr.
nell'ordine: G. GORNI, op. cit.,
p. 137; S. ALBONICO, scheda
relativa ai Cento sonetti in Sul Tesin piantàro i tuoi laureti.
Poesia e vita letteraria nella Lombardia spagnola (1535-1706). Catalogo
della mostra. Pavia, Castello Visconteo, Pavia, Cardano, 2002, p. 97; C. VELA, I letterati nelle istituzioni:
l'esperienza interrotta di Pier Luigi Farnese (1545-1547), in "Archivi
per la storia", I (1988), p. 347.
6. Cfr.
G. GUIDICCIONI, Le Lettere,
a cura di Maria Teresa Graziosi, Roma, Bonacci, 1979, vol. II p. 68.
7. G. GORNI,
op. cit, p. 151.
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